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Manzo all’orientale

venerdì, maggio 15th, 2009

Chef cooking wok

La ricetta che vi andiamo a proporre, è una ricetta della cucina orientale, sana e leggere, in linea con il periodo in attesa della bella stagione, che purtroppo ancora stenta ad arrivare. Manzo all’orientale o alla cinese come vorrete chiamarlo. Vi premettiamo che anche se non obbligatorio, sarebbe consigliato l’uso di un wok, ovvero di una padella particolare, piuttosto grande e profonda, di solito munita di manico lungo e abbastanza pesante: è molto usata appunto nella cucina orientale e spesso è sinonimo della stessa. Esistono in commercio riviste e libri dedicati alla cucina con il wok che se vi capiterà di dargli un’occhiata, vi renderete conto che non sono altro che ricette della cucina orientale.

Ma passiamo alla ricetta iniziando con gli ingredienti:

  • 500 gr di carne di manzo (fesa o noce)
  • 1 cipolla
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato
  • 185 gr taccole o di fagiolini
  • ½ peperone
  • 1 cucchiaio d’olio d’oliva extravergine
  • Per la salsa
  • 1 cucchiaio di salsa di soia
  • 3 cucchiai di vino bianco secco
  • 2 cucchiai di farina di granturco
  • 4 cucchiai brodo di manzo o di dado

Pulite bene le verdure; tagliate a striscioline il peperone togliendo i semi. Preparate la carne tagliando anch’essa a piccoli pezzi o se preferite a strisce. Nel wok, o in mancanza, in una padella normale, mettete mezzo cucchiaio d’olio, la cipolla tagliata in 8 spicchi, l’aglio schiacciato e lo zenzero. Soffriggete per 2-3 minuti e aggiungete i fagiolini, cuocendo per altri 2-3 minuti. A questo punto togliete il tutto dal fuoco e mettetelo da parte. Nella stessa padella versate l’olio rimanente, il peperone e la carne e fate ben rosolare fin quando la carne non risulta cotta all’esterno. Nel frattempo preparate la salsa mescolando insieme gli ingredienti; versatela insieme alla carne e fatela ispessire; aggiungete le verdure e fate cuocere insieme circa 2 minuti. Servite in tavola il manzo all’orientale.

A questo punto siete pronti per assaporare un piatto gustoso e dietetico, povero di grassi ma ricco di proteine e vitamine. Buon appetito.

Il peperoncino: l’antidepressivo naturale.

martedì, settembre 16th, 2008

peperoncino

Con la fine dell’estate e l’inizio della stagione invernale, ci prepariamo ad affrontare le buie giornate fredde e piovose tipiche della stagione, che spesso creano depressione e tristezza. Per tutti i meteopatici e non solo, una bella ricetta a base di peperoncino, il ciliegino per l’esattezza. Le proprietà salutari del peperoncino sono moltissime e non solo quelle di antidepressivo naturale; è infatti un ottimo digestivo capace di disinfettare l’intestino e migliorare l’elasticità della arterie, grazie alle sue proprietà vasodilatatrici e antiossidanti. Inoltre è stato dimostrato che il peperoncino costituisce un buon anestetico e un buon analgesico contro le emicranie più forti: strofinato su un muscolo dolorante produce un effetto anestetico prolungato; strofinato sulle tempie (facendo naturalmente attenzione agli occhi) provoca un vero sollievo per chi soffre di mal di testa.


Ma veniamo alla vera e propria ricetta ovvero ‘Peperoncini ripieni’.

TEMPO DI PREPARAZIONE

  • 120 min + riposo

INGREDIENTI

  • Peperoncini ciliegino
  • Tonno sott’olio
  • Acciughe sott’olio
  • Capperi dissalati
  • Olio extravergine d’oliva

PREPARAZIONE

Pulite bene i peperoncini; togliete la calottina e i semini all’interno. Molto importante è dotarsi di guanti da cucina ed eventualmente anche di occhiali e mascherina protettiva. Eviterete di bruciarvi le mani e irritare gola e occhi: fate molta attenzione! Una volta puliti, sbollentate i peperoncini in acqua e aceto (3/4 d’acqua 1/4 d’aceto), per massimo 3 minuti non di più. Toglieteli con un schiumarola e metteteli su un canovaccio capovolti, per una nottata in modo da farli perdere tutta l’acqua. Preparate una mousse di tonno con il tonno sgocciolato, le acciughe sott’olio e i capperi. Passate tutto al mixer. Per le dosi vi forniamo un’indicazione: per ogni 100 gr di tonno, 2 filetti di acciughe, un cucchiaino di capperi; potrete variarle in base ai vostri gusti. Iniziate a riempire i peperoncini aiutandovi con un cucchiaino o la punta di un coltello tonda; fate questo lavoro con molta delicatezza per evitare di rompere i peperoncini; pressate bene all’interno la mousse di tonno in modo da non lasciare vuoti. Appena finito ponete i peperoni in vasetti piuttosto larghi mettendoli con la parte del ripieno rivolta verso l’alto in modo da non far perdere il ripieno stesso. Ricopriteli con del buon olio extravergine d’oliva, chiudete bene il vasetto e fate riposare per almeno un mese. In questo modo di insaporiranno e saranno pronti per essere serviti in tavola.

I peperoncini ripieni sono un ottimo antipasto da servire anche come stuzzichino durante un aperitivo. Buon lavoro e buon appetito!

Matriciana o Amatriciana, le varie tesi sull’origine del nome.

giovedì, luglio 31st, 2008

Matriciana o Amatriciana questo è il problema!
Ormai il quesito è vecchio, visto e rivisto e non saremo certo noi i primi ad introdurlo e neanche gli ultimi. Il fatto è che ancora molti non sanno la differenza, se esiste, tra questi due tipi di sugo e la loro reale origine: in questa occasione cercheremo di fornirvi la nostra spiegazione e la nostra ricetta dell’una e dell’altra. Naturalmente vi invitiamo ad intervenire e a dare la vostra versione sulle origini e la vostra ricetta.

Ma procediamo con la spiegazione.
Le scuole di pensiero sulla nascita del nome sono diverse:

c’è chi sostiene che il sugo in oggetto derivi da Amatrice, paese in provincia di Riete, annesso prima all’Abruzzo, piatto caratterizzato dall’assenza di aglio e cipolla, una ricetta nata dalla povera gente; si parla quindi di Amatriciana.

Altri sostengono invece che la ricetta sia romana e che il termini di matriciana derivi dalla matriarcallità tipica delle società agropastorali dei Monti Sibellini; in questo caso dobbiamo rifarci all’istituto del ‘matriarcato’ dove questo piatto veniva usato in riti particolari che si svolgevano durante il solstizio d’inverno tra i monti dell’alto Lazio, e in assenza di maschi, che appunto venivano esclusi e tenuti allo scuro.


Ancora matricina si farebbe derivare da una pianta erbacea aromatica la ‘matricale’ che veniva usata nel sugo ma che ormai purtroppo non si usa più, ma che comunque è rimasta nel nome.

Infine il nome si fa derivare dal latino ‘matara’, nome con cui, ai tempi degli antichi Romani, venivano indicati particolari vasi dove era conservato il pomodoro usato per il famigerato sugo; del resto tutt’oggi con il termine di “matraccio” si indica il recipiente in vetro dal collo lungo che trova uso in chimica.

Quindi se queste sono le origini, c’è differenza tra Amatriciana e Matricina e quale?
In effetti se risaliamo alle origini delle due ricette, possiamo dire che l’ Amatriciana, tipica di Amatrice, è caratterizzata dall’assenza di sugo e cipolla, l’attuale pasta alla Gricia romana; mentre la Matriciana di Roma, prevede sugo di pomodoro e cipolla.

In realtà nel tempo la classica Amatriciana originaria di Amatrice è uscita dal ristretto ambito della provincia, grazie al flusso di genti che dal paese si recavano nella Capitale. Molti iniziarono a lavorare nei grandi alberghi come garzoni di cucina. È proprio in questi ambienti che l’originale Amatriciana trova la sua unione con il pomodoro diventando quindi l’attuale ricetta che oggi conosciamo.

Noi abbiamo deciso di rimanere fedeli alla distinzione tra i due sughi fornita adesso, mettendo tuttavia a fattor comune il sugo di pomodoro, diventato ingrediente base anche per il sugo di Amatrice.
Di seguit i link alle due ricette:

spaghetti alla matriciana
spaghetti all’amatriciana

Vi invitiamo nuovamente a fornirci le vostre versioni e chiudiamo dandovi un’informazione che sicuramente gli estimatori dello spaghetto all’amatriciana apprezzeranno, ovvero la sagra degli spaghetti all’amatriciana che si tiene in Amatrice, generalmente durante l’ultimo fine settimana di agosto; e ancora la sagra degli spaghetti alla gricia che si tiene in Grisciano, paese sulla via Salaria non lontano da Amatrice, sempre in agosto. Aspettiamo notizie da chi già avesse partecipato alle suddette sagre.