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Il peperoncino: l’antidepressivo naturale.

martedì, settembre 16th, 2008

peperoncino

Con la fine dell’estate e l’inizio della stagione invernale, ci prepariamo ad affrontare le buie giornate fredde e piovose tipiche della stagione, che spesso creano depressione e tristezza. Per tutti i meteopatici e non solo, una bella ricetta a base di peperoncino, il ciliegino per l’esattezza. Le proprietà salutari del peperoncino sono moltissime e non solo quelle di antidepressivo naturale; è infatti un ottimo digestivo capace di disinfettare l’intestino e migliorare l’elasticità della arterie, grazie alle sue proprietà vasodilatatrici e antiossidanti. Inoltre è stato dimostrato che il peperoncino costituisce un buon anestetico e un buon analgesico contro le emicranie più forti: strofinato su un muscolo dolorante produce un effetto anestetico prolungato; strofinato sulle tempie (facendo naturalmente attenzione agli occhi) provoca un vero sollievo per chi soffre di mal di testa.


Ma veniamo alla vera e propria ricetta ovvero ‘Peperoncini ripieni’.

TEMPO DI PREPARAZIONE

  • 120 min + riposo

INGREDIENTI

  • Peperoncini ciliegino
  • Tonno sott’olio
  • Acciughe sott’olio
  • Capperi dissalati
  • Olio extravergine d’oliva

PREPARAZIONE

Pulite bene i peperoncini; togliete la calottina e i semini all’interno. Molto importante è dotarsi di guanti da cucina ed eventualmente anche di occhiali e mascherina protettiva. Eviterete di bruciarvi le mani e irritare gola e occhi: fate molta attenzione! Una volta puliti, sbollentate i peperoncini in acqua e aceto (3/4 d’acqua 1/4 d’aceto), per massimo 3 minuti non di più. Toglieteli con un schiumarola e metteteli su un canovaccio capovolti, per una nottata in modo da farli perdere tutta l’acqua. Preparate una mousse di tonno con il tonno sgocciolato, le acciughe sott’olio e i capperi. Passate tutto al mixer. Per le dosi vi forniamo un’indicazione: per ogni 100 gr di tonno, 2 filetti di acciughe, un cucchiaino di capperi; potrete variarle in base ai vostri gusti. Iniziate a riempire i peperoncini aiutandovi con un cucchiaino o la punta di un coltello tonda; fate questo lavoro con molta delicatezza per evitare di rompere i peperoncini; pressate bene all’interno la mousse di tonno in modo da non lasciare vuoti. Appena finito ponete i peperoni in vasetti piuttosto larghi mettendoli con la parte del ripieno rivolta verso l’alto in modo da non far perdere il ripieno stesso. Ricopriteli con del buon olio extravergine d’oliva, chiudete bene il vasetto e fate riposare per almeno un mese. In questo modo di insaporiranno e saranno pronti per essere serviti in tavola.

I peperoncini ripieni sono un ottimo antipasto da servire anche come stuzzichino durante un aperitivo. Buon lavoro e buon appetito!

Matriciana o Amatriciana, le varie tesi sull’origine del nome.

giovedì, luglio 31st, 2008

Matriciana o Amatriciana questo è il problema!
Ormai il quesito è vecchio, visto e rivisto e non saremo certo noi i primi ad introdurlo e neanche gli ultimi. Il fatto è che ancora molti non sanno la differenza, se esiste, tra questi due tipi di sugo e la loro reale origine: in questa occasione cercheremo di fornirvi la nostra spiegazione e la nostra ricetta dell’una e dell’altra. Naturalmente vi invitiamo ad intervenire e a dare la vostra versione sulle origini e la vostra ricetta.

Ma procediamo con la spiegazione.
Le scuole di pensiero sulla nascita del nome sono diverse:

c’è chi sostiene che il sugo in oggetto derivi da Amatrice, paese in provincia di Riete, annesso prima all’Abruzzo, piatto caratterizzato dall’assenza di aglio e cipolla, una ricetta nata dalla povera gente; si parla quindi di Amatriciana.

Altri sostengono invece che la ricetta sia romana e che il termini di matriciana derivi dalla matriarcallità tipica delle società agropastorali dei Monti Sibellini; in questo caso dobbiamo rifarci all’istituto del ‘matriarcato’ dove questo piatto veniva usato in riti particolari che si svolgevano durante il solstizio d’inverno tra i monti dell’alto Lazio, e in assenza di maschi, che appunto venivano esclusi e tenuti allo scuro.


Ancora matricina si farebbe derivare da una pianta erbacea aromatica la ‘matricale’ che veniva usata nel sugo ma che ormai purtroppo non si usa più, ma che comunque è rimasta nel nome.

Infine il nome si fa derivare dal latino ‘matara’, nome con cui, ai tempi degli antichi Romani, venivano indicati particolari vasi dove era conservato il pomodoro usato per il famigerato sugo; del resto tutt’oggi con il termine di “matraccio” si indica il recipiente in vetro dal collo lungo che trova uso in chimica.

Quindi se queste sono le origini, c’è differenza tra Amatriciana e Matricina e quale?
In effetti se risaliamo alle origini delle due ricette, possiamo dire che l’ Amatriciana, tipica di Amatrice, è caratterizzata dall’assenza di sugo e cipolla, l’attuale pasta alla Gricia romana; mentre la Matriciana di Roma, prevede sugo di pomodoro e cipolla.

In realtà nel tempo la classica Amatriciana originaria di Amatrice è uscita dal ristretto ambito della provincia, grazie al flusso di genti che dal paese si recavano nella Capitale. Molti iniziarono a lavorare nei grandi alberghi come garzoni di cucina. È proprio in questi ambienti che l’originale Amatriciana trova la sua unione con il pomodoro diventando quindi l’attuale ricetta che oggi conosciamo.

Noi abbiamo deciso di rimanere fedeli alla distinzione tra i due sughi fornita adesso, mettendo tuttavia a fattor comune il sugo di pomodoro, diventato ingrediente base anche per il sugo di Amatrice.
Di seguit i link alle due ricette:

spaghetti alla matriciana
spaghetti all’amatriciana

Vi invitiamo nuovamente a fornirci le vostre versioni e chiudiamo dandovi un’informazione che sicuramente gli estimatori dello spaghetto all’amatriciana apprezzeranno, ovvero la sagra degli spaghetti all’amatriciana che si tiene in Amatrice, generalmente durante l’ultimo fine settimana di agosto; e ancora la sagra degli spaghetti alla gricia che si tiene in Grisciano, paese sulla via Salaria non lontano da Amatrice, sempre in agosto. Aspettiamo notizie da chi già avesse partecipato alle suddette sagre.

Sorbetto al limone o Sgroppino?

mercoledì, luglio 23rd, 2008

Oggi parliamo di ‘sorbetto al limone’ o se preferite di ‘sgroppino’ sicuramente gustato da molti di voi, in occasione di grandi pranzi o cene come intermezzo per preparare il palato a gustare nuove pietanze.

Ma qual è la differenza tra sorbetto al limone e sgroppino?

In realtà possiamo dire che uno è l’evoluzione dell’altro; il sorbetto infatti è stato presente nelle abitudini alimentari dell’uomo fin dall’antichità, dagli arabi, ai greci, ai romani; entrambi riservavano al sorbetto un posto particolare nei loro banchetti. Addirittura i greci lo ritenevano, per il suo gusto deciso e morbido allo stesso tempo, la ‘bevanda degli Dei’; i romani lo preparavano mescolando ghiaccio tritato con miele e succhi di frutta, ottenendo così una crema dolce e consistente; mentre gli arabi, che possono essere considerati i veri e propri fondatori del moderno sorbetto, introdussero un particolare procedimento di preparazione e lo zucchero.


L’origine dello sgroppino si deve comunque a Venezia, dove appunto il classico sorbetto veniva chiamato ‘sgropin’. Nel corso dei secoli, soprattutto nel periodo degli scambi commerciali tra la Repubblica marinara di Venezia e il mondo arabo e orientale, si concretizza una ricetta molto simile a quella attuale fatta di gelato, succo di limone, vino prosecco, vodka e, in alcune varianti, spezie aromatiche come, la cannella, ricetta che assume la forma attuale nel 1528 (a questo anno risalgono notizie certe circa la ricetta originale dello ‘sgroppino’).

Con il passare del tempo la differenza tra sorbetto e sgroppino è diventata più chiara:

il sorbetto si presenta come analcolico di base, (pur prevedendo l’aggiunta di vini, liquori e distillati), e caratterizzato dalla completa assenza di latte e derivati;

lo sgroppino invece è caratterizzato dalla presenza di latte e derivati (di solito si usa la panna) e da una certa base alcolica.

Entrambi vengono usati come intermezzo tra piatti a base di pesce e piatti a base di carne o come digestivo a fine pasto.

La ricetta che vi proponiamo è del sorbetto al limone a cui se volete potrete aggiungere 3cl di panna liquida (o crema di latte) per trasformare il vostro fantastico sorbetto al limone in un’altrettanto fantastico sgroppino. Buona preparazione!

TEMPO DI PREPARAZIONE

  • 20 min

INGREDIENTI PER 6 PERSONE

  • gelato di limone 500 gr
  • 1 bicchiere di prosecco
  • 1 bicchierino di vodka

PREPARAZIONE
Tenete fuori dal freezer il gelato in modo da farlo ammorbidire; vi consigliamo di prendere del gelato al limone in gelateria. Mettetelo in un frullatore e aggiungetevi il bicchiere di prosecco e il bicchierino di vodka. Frullare in modo da ottenere un composto morbido e schiumoso. Potete aggiungere un pò più di prosecco qualora vorrete un sorbetto più liquido. Nel caso in cui non disponete del frullatore potete usare delle fruste per montare manualmente il gelato o addirittura due cucchiai. In questo caso mettete il limone in una zuppiera abbastanza alta; aggiungete un pò di prosecco e iniziare a montare il gelato aggiungendo un pò alla volta sia il prosecco che la vodka: continuate sino a che il composto non risulti morbido e schiumoso. Servite il sorbetto al limone con i flut aggiungendo se volete una scorsa di limone.